Pesca sub : Intervista a Fabrizio D’Agnano (1)

pescasub apnea:fabrizio d'agnanoFabrizio prima di passare alle domande voglio ringraziarti a nome del Forum Pesca Sub & Apnea per la tua disponibilità e per la tua collaborazione preziosa e attenta nel filo diretto.
Ora passiamo all’intervista che è mirata più per conoscere la persona “Fabrizio D’Agnano” che per i suoi famosi fucili in legno che tutti conoscono.

 

 

 

 

D:  Come e a quanti anni hai scoperto la pescasub?

R:  Ero molto piccolo, sette od otto anni. Un mio zio la praticava, sia pure in modo abbastanza amatoriale, ed io ero estremamente affascinato dal vederlo entrare in acqua. Eravamo a Capo Testa. Lo seguivo fino allo “scalino”, dove non toccavo più, con la maschera ed il boccaglio, poi aspettavo che tornasse con un pesce. Per molti anni poi ho pescato con la canna, fino a che non ho avuto l’età per il mio primo fucile, un Mini Saetta a molla, con il quale iniziai a catturare qualche tordo e qualche cefalo.

pescasub apnea:fabrizio d'agnano   pescasub apnea:fabrizio d'agnano

Fabrizio vicino alle sue creazioni in legno

D:  Prima di usare gli arbalete in legno che tipo di fucile subacqueo utilizzavi?

R:  Dopo il Mini Saetta passai ai primi fucili ad aria, un Grinta della Technisub, ed un Medisten. Aggiunsi alla serie uno Sten ed un Supersten serie Scarpati, poi, dopo un paio di anni, passai definitivamente agli arbalete, degli Australia Cressi, poi un Superblits Technisub, poi qualche arbalete francese. Ho usato successivamente per molti anni degli O.ME.R T16 e T20, poi degli Apache Cressi, dal 75 al 100.

 

D:  Quando e perchè hai deciso di utilizzare e poi realizzare arbalete in legno?

R:  Da ragazzo avevo la fortuna di pescare molto spesso in posti pieni di cernie, come era Linosa oltre venti anni fa, o anche Ventotene. Ne prendevo moltissime, ma spesso non le passavo, o mi spezzavano l’asta da 6mm in acciaio temperato. Iniziai quindi a modificare i fucili che avevo, alla ricerca di maggiore potenza. Inutile dire che a furia di maggiorare aste ed elastici, snaturando fucili che non erano nati per quel tipo di equipaggiamento, persi totalmente la precisione, che era invece ottima con la dotazione di serie. Tornato a Roma da un’estate caratterizzata da una quantità ed una qualità di lisci da mettere paura con un fucile con doppio elastico da 19mm, iniziai a studiare il funzionamento di un fucile ad elastici, e capii alcuni concetti fondamentali. Inizia quindi a cercare di mettere in pratica questi concetti, che apparivano nei fucili ad elastico soprattutto statunitensi ed australiani, ottenendo presto risultati incoraggianti.

 

D: Questa domanda riguarda, il periodo precedente alla tua attività videografica. Tutti i grandi pescatori subacquei riescono a dedicare molto del loro tempo a questa passione senza apparenti difficoltà. Per noi “umani” riuscire a mettere d’accordo impegni lavorativi e famiglia è, invece, sempre più complicato. Qual’è il segreto?

R: L’unico vero segreto è l’esperienza, unita alla curiosità. Ho avuto la fortuna di passare in acqua tanto e tanto tempo, in posti bellissimi, quando i pesci c’erano davvero ed era facile incontrarne. Una volta a secco, chiudevo gli occhi e rivedevo passare mille volte le scene del giorno, il dentice sbagliato, la cernia presa, ed aggiungevo nuovi dettagli e particolari, o mi sforzavo di capire perché qualcosa aveva funzionato oppure no, cercando nuove strategie per prendere quel pesce che

mi aveva lasciato a bocca asciutta. Oggi mi capita di vivere dei momenti in mare nei quali ho la sensazione di percepire esattamente e di comprendere ad un livello non razionale tutto quello che ho intorno, in assenza di emozioni. Li vivo come momenti di grazia. In quelle condizioni tutto mi sembra facile, ed i pesci non hanno segreti.

R: L’unico vero segreto è l’esperienza, unita alla curiosità. Ho avuto la fortuna di passare in acqua tanto e tanto tempo, in posti bellissimi, quando i pesci c’erano davvero ed era facile incontrarne. Una volta a secco, chiudevo gli occhi e rivedevo passare mille volte le scene del giorno, il dentice sbagliato, la cernia presa, ed aggiungevo nuovi dettagli e particolari, o mi sforzavo di capire perché qualcosa aveva funzionato oppure no, cercando nuove strategie per prendere quel pesce che

mi aveva lasciato a bocca asciutta. Oggi mi capita di vivere dei momenti in mare nei quali ho la sensazione di percepire esattamente e di comprendere ad un livello non razionale tutto quello che ho intorno, in assenza di emozioni. Li vivo come momenti di grazia. In quelle condizioni tutto mi sembra facile, ed i pesci non hanno segreti.

R: Ripescando nelle reminiscenze dei tempi dell’Università, mi tornano in mente le parole di Adolf Loos, architetto austriaco, che sosteneva che un oggetto d’uso è bello quando la sua forma è la promessa della  funzione. Quando  affronto un       

    

     progetto, l’unico scopo è di creare un oggetto perfettamente funzionale, al quale non si possa togliere o aggiungere nulla senza comprometterne l’efficacia. Incidentalmente, è vero che quasi sempre gli oggetti d’uso ben progettati e realizzati hanno una loro bellezza sobria e duratura. 

R: Stabilire le priorità da subito. Per me la pesca in apnea è sempre stata più qualcosa che sono che qualcosa che faccio. Non ho mai permesso a niente e nessuno di invadere quello spazio. Prendere o lasciare. Naturalmente, con la famiglia, ed in particolare con i figli, possono esserci difficoltà supplementari, ma per me la nascita della prima figlia è arrivata in contemporanea alla trasformazione della passione di una vita in un lavoro vero e proprio, così ora vado al mare durante la settimana, e dedico interamente alla famiglia ed ai bimbi, che sono diventati ormai tre, il sabato pomeriggio, la domenica e le feste.

 

D: Qual’é il pesce che per te non ha segreti e quello che invece ti stupisce ogni volta?

R: La pesca in apnea non é una scienza esatta, ed ogni volta si possono avere sorprese, indipendentemente dalla specie. A volte capita che i pesci abbiano comportamenti assolutamente anomali ed imprevedibili. Può capitare con il comune sarago o con il dentice. Ho un rapporto molto favorevole tra pesci visti e pesci presi soprattutto con dentici e corvine, pesci che incontro statisticamente più spesso di altri pescasub che battono le stesse batimetriche, forse per il mio stile particolare di pesca.

 

D: Quali sono le condizioni (meteo-marine) di pesca preferite? e perchè?

R: In generale, mare abbastanza mosso, meglio se in scaduta. Non pesco più molto fondo, ormai da diversi anni, ed in basso fondale il pesce gira molto di più se c’è risacca. Non mi piace uscire all’alba o al tramonto, quindi la scaduta è sicuramente la condizione più vantaggiosa. Mi piace anche molto, anche se è meno redditizio, quando in tarda primavera o all’inizio dell’autunno capitano quelle belle giornate con mare piatto e poca corrente. In quelle condizioni nuoto molto, coprendo grandi aree, su fondali intorno ai quindici metri, ed interpreto il fondale tentando azioni all’agguato ed all’aspetto.

pescasub apnea:fabrizio d'agnano

Fabrizio nel suo studio di montaggio 

D: Sei stato incoraggiato all’ inizio dalla tua famiglia?

R: No.I miei non sanno nemmeno nuotare, e non sono pescatori. Mia madre mi regalò la prima muta dato che rischiavo di morire assiderato entrando ed uscendo in continuazione dall’acqua per tutta la giornata a Cala Nave o Cala Battaglia, a Ventotene. Poi mi spinse, dato che non c’era verso di farmi stare fuori dall’acqua, a frequentare un corso di apnea e bombole.

 

D: C’è mai stato un momento in cui ha pensato di smettere, magari in seguito a qualche difficoltà o a qualche batosta?

R: No, mai seriamente. Qualche volta mi scappa di dire, magari dopo un paio di cappotti, “basta, mi sono rotto, stavolta appendo tutto al chiodo….”. Poi, la prima volta che girano due pesci, riparte la voglia di pescare.

 

D: Dopo quanto tempo hai iniziato a fare dei bei carnieri?

R: Tutti i carnieri sono belli quando sono sudati e danno soddisfazione. Anzi, devo dirti che in qualche modo rimpiango la felicità che mi davano i primi pesci catturati. Ricordo benissimo la prima cerniotta, il primo sarago, una bella musdea, un grosso grongo……Dopo tanti anni e tanti pesci, in qualche modo ti abitui. E’ sempre bello, ma non come a quel tempo. Se vogliamo parlare di pesci grandi, iniziai dopo pochi anni a catturare delle belle cernie, pesci sui quali mi ero specializzato. Dopo un altro paio di anni presi la malattia del Dentice, che non mi è più passata, ed iniziai a dedicarmi con costanza all’aspetto profondo, cominciando presto a catturarne con discreta continuità.

 

D:  A che profondità, in media, effettui le tue pescate?

R: Generalmente  pesco tra zero e quindici metri . Molto raramente eseguo tuffi più fondi. Avendo un buon allenamento ed un’ottima apnea, eseguo dei tuffi molto “lavorati”, e mi da particolare soddisfazione quando riesco a catturare un pesce di quelli difficili. Non mi piacciono i carnieri troppo abbondanti, e non sparo mai più di cinque o sei pesci in una pescata, quindi cerco soprattutto la sportività della cattura.

 

D:  Per tenerti in allenamento fai altri sport?

R: Normalmente,  nel periodo buono sono in acqua  quasi tutti i giorni, per cui non ne avrei nemmeno tempo. Durante il periodo invernale invece, quando le uscite sono forzatamente meno frequenti, alterno un po’ di calcetto e della piscina. Quando ero più giovane praticavo moltissimi sport, dato che mi piacciono quasi tutti, ma ormai il tempo a disposizione fuori dai vari impegni è pochissimo.

 

D:  Cosa ti senti di dire ai neofiti?

R: Prima di tutto, prudenza! Mai da soli in acqua, ma sempre con un compagno fidato ed attento. Mai forzare le tappe. Scendendo più fondo non si impara mai a pescare.

 

D:  Ci dici qualche tuo segreto nella pesca?

R: L’unico vero segreto è l’esperienza, unita alla curiosità. Ho avuto la fortuna di passare in acqua tanto e tanto tempo, in posti bellissimi, quando i pesci c’erano davvero ed era facile incontrarne. Una volta a secco, chiudevo gli occhi e rivedevo passare mille volte le scene del giorno, il dentice sbagliato, la cernia presa, ed aggiungevo nuovi dettagli e particolari, o mi sforzavo di capire perché qualcosa aveva funzionato oppure no, cercando nuove strategie per prendere quel pesce che mi aveva lasciato a bocca asciutta. Oggi mi capita di vivere dei momenti in mare nei quali ho la sensazione di percepire esattamente e di comprendere ad un livello non razionale tutto quello che ho intorno, in assenza di emozioni. Li vivo come momenti di grazia. In quelle condizioni tutto mi sembra facile, ed i pesci non hanno segreti.

pescasub apnea:fabrizio d'agnano

Studio di montaggio dei video

D:  E’ da un po’ di tempo a questa parte che nell’ambito della costruzione di fucili in legno,i costruttori stanno facendo molta attenzione al lato estetico, creando dei veri e propri gioielli,che a guardarli, c’è quasi il timore di portarli in mare per paura che si rovinino. Hai notato anche tu questa tendenza?

R: Credo che nell’attrezzatura esista una componente feticista. Succede per la pesca in apnea come in quella con la canna, così come per il motociclismo o lo sci. E’ normale che chi acquista un oggetto di costo elevato, anche e soprattutto se non pensa di poterne sfruttare davvero a fondo le potenzialità tecniche, ne apprezzi anche l’aspetto estetico. Nelle mie produzioni curo molto i dettagli per motivi essenzialmente pratici, nel senso che una verniciatura perfetta funziona meglio di una approssimativa, ma non c’è nessuna concessione all’estetica fine a se stessa, come decorazioni o simili.

 

D:  I tuoi fucili si distinguono per essenzialità e funzionalità, intendi continuare su questa strada o hai in mente qualche modello con accortezze estetiche particolari?

R: Ripescando nelle reminiscenze dei tempi dell’Università, mi tornano in mente le parole di Adolf Loos, architetto austriaco, che sosteneva che un oggetto d’uso è bello quando la sua forma è la promessa della  funzione. Quando  affronto un progetto, l’unico scopo è di creare un oggetto perfettamente funzionale, al quale non si possa togliere o aggiungere nulla senza comprometterne l’efficacia. Incidentalmente, è vero che quasi sempre gli oggetti d’uso ben progettati e realizzati hanno una loro bellezza sobria e duratura.

 

D:  Ho iniziato a costruirmi i fucili in legno guardando i tuoi video scoprendo poi che l’azienda costruttrice era la tua. La mia passione per questo tipo di fucile nasce dal fatto che è una mia creazione uno strumento che posso controllare in tutto dalla modalità di realizzazione all’assetto alla continua maniacale manutenzione. Nel tuo caso quale sono le motivazioni che ti portano ad utilizzare spesso questo tipo di fucile rispetto ad uno in lega di alluminio o al carbonio?

R: Non faccio del materiale una sorta di dogma. Non vedo in realtà contrapposizioni tra materiali, ma tra scelte progettuali. Non esiste un solo  modo di fare un buon fucile subacqueo. Ovviamente uso sempre i miei fucili  perché mi trovo benissimo con questo tipo di attrezzi. Non mi capita quindi di usarne altri nella pesca, anche se a volte eseguo dei test su prodotti diversi per mantenere la necessaria apertura mentale e tenermi aggiornato.

 

D:  Per quanto se ne dica è indubbiamente peggiore il brandeggio di un arbalete in legno e richiede molta più manutenzione delle altre versioni?

R: Il brandeggio non dipende dal materiale. Se il fucile deve essere neutro in assetto di pesca, e se ho deciso di dotarlo di massa X, il volume è definito. Per quella configurazione, il fusto avrà lo stesso dimensionamento con qualsiasi materiale. Se il materiale è leggero, si dovrà aggiungere zavorra. A meno che io non decida di avere un fucile con meno massa in rapporto a quella dell’asta ed al carico delle gomme. Ma anche qui dipende non dal materiale, ma da una scelta progettuale. Se esistesse un materiale dotato di qualità meccaniche tali da consentire un fusto perfettamente rigido con una sezione di tre millimetri per tre, ed una massa ridottissima, il fucile sarebbe comunque inutilizzabile perché troppo negativo e con troppo rinculo. Si dovrebbe aggiungere quindi massa e volume, fino ad arrivare a dimensionamenti che renderebbero quel materiale in qualche modo sprecato. Se l’armamento è leggero, e quindi ho necessità di poco volume, posso realizzare sagome agili anche con il legno. Per quanto riguarda la manutenzione, basti pensare che un gozzo sta in acqua 365 giorni all’anno 24 ore al giorno, pur non essendo realizzato in mogano lamellare e non essendo stato trattato con resine epossidiche etc. e che un ponte in teak nemmeno trattato fa la sua vita dura tra acqua salata e sole. Figuriamoci se ci può essere un problema relativo a graffi e scalfitture su un fucile subacqueo. Ho realizzato le impugnature per una delle mie custodie subacquee con del mogano mai trattato con nulla, nemmeno olio, ed hanno decine e decine di immersioni senza mostrare il minimo segno di usura. Esistono dei punti deboli su un fucile, che se non trattati correttamente a livello progettuale possono dare problemi nel tempo, ma questa è una delle differenze tra un fucile in legno di ottima qualità ed uno soltanto mediocre.

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Un fotogramma del nuovo Video

D:  Che lavoro facevi prima e come sei riuscito a trasformare una tua passione in un lavoro a tutti gli effetti?

R: Lavoravo nell’azienda di famiglia, occupandomi principalmente di preventivi e contabilità. Ho iniziato a costruire i fucili per me, poi per qualche amico, poi per qualche amico di amici, finché la situazione è diventata ingestibile. Ho quindi fatto la scelta di tentare questa avventura, e non me ne sono mai pentito, anche se non è sempre tutto rose e fiori come si potrebbe pensare.

 

D:  Quali sono secondo te le zone più pescose d’Italia, o comunque che differenze riscontri nei pesci fra le varie regioni?

R: Il posto più pescoso è sempre quello che conosci meglio. Dalle mie parti, tra Ladispoli e S. Marinella, nel periodo buono riesco spesso a fare delle belle pescate ed a prendere dei bellissimi pesci in acqua sempre bassa. Purtroppo la situazione in Italia non è delle migliori. Il pesce è scarso e difficile dappertutto. Anche in posti una volta ottimi, come la Sardegna, la situazione è cambiata nettamente, a causa dell’eccessivo sfruttamento della pesca legale ed illegale, unita a qualche episodio di malcostume legato anche alla pesca sportiva, sia con canna che subacquea. Bisogna rendersi conto che le risorse non sono inesauribili, e che così non si può continuare. E’ sempre più difficile arrivare in un posto che non si conosce, buttarsi a naso a profondità media, e prendere qualcosa, anche per chi è molto bravo ed esperto.

 

D: Ti ricordi, qual’e’ stata una delle prime grosse catture che ti ha dato più emozioni?

R: Tra i pesci presi nei primi dieci anni di attività, ricordo bene diverse cernie tra i quindici ed i venti chili, ma soprattutto uno splendido dentice di quasi dieci chili. Però i pesci che mi ricordo meglio sono alcuni che non ho preso, in particolare un paio di cernie enormi, una delle quali sfuggita in un modo incredibile, ed un dentice colossale che mi è passato sopra la testa  da dietro mentre ero all’aspetto, più un paio di grosse ricciole sfuggite per un soffio dopo un lungo combattimento.

 

D:  Come hai iniziato la tua attività di documentarista..per esempio ho letto in qualche post sul sito che le tue custodie per le videocamere sono autocostruite.. le realizzi te personalmente? Se così fosse potresti darci qualche consiglio, anche se nei tuoi video ho visto che fai riferimento ad un artigiano?

R:  Ho iniziato perché il mio modo di vivere ed intendere la pesca in apnea non si rispecchiava in quello della maggior parte dei bravi pescatori che avevano visibilità. Mi sembrava importante far passare qualche messaggio diverso soprattutto ai giovani, al di là dei discorsi fatti di “pezzi” e di “chili”, di come prendere più pesci dalla stessa tana etc. All’inizio ho provato con una videocamera fatta venire apposta dagli USA, con occhio remoto montato sulla testa e macchina sulla schiena. Pessima esperienza. Poi mi sono fatto costruire delle custodie da un bravo artigiano. Dopo qualche anno ho iniziato a costruirmi le custodie da solo, avendo le necessarie attrezzature e le capacità necessarie. Non si tratta di un lavoro semplice o eseguibile in casa con attrezzi di base. Cambio molto spesso le videocamere, seguendo l’evoluzione della tecnologia, e riesco a costruire un vestitino aderente per qualsiasi macchina in tempi relativamente brevi, adattando il tutto alle necessità specifiche del nostro tipo di utilizzo, diverso da quello del “bombolaro”.

 

D: Ti occupavi già di video “terrestri” o la passione è nata con l’intento di documentare le tue (fantastiche) pescate? Aggiungerei i complimenti per le tue ottime capacità (in entrambi i campi, pesca e video, ovviamente) e anche per le tue idee, esposte nei post di cui sopra.

R:  No, non mi sono mai occupato di video prima. In questi dieci anni ho avuto una dedizione quasi completa per questo settore, e sono riuscito a raggiungere i livelli attuali attraverso un enorme impegno di tempo e risorse, studiando molto e praticando con continuità.

pescasub apnea:fabrizio d'agnano

L’attrezzatura usata per i video subacquei

D:  Come ti prepari prima dell’immersione, rilassamento, esercizi, concentrazione e….. attrezzatura ?

R:  Andando in acqua con grande frequenza, non ho bisogno di fare molto. Anzi, sono normalmente abbastanza frenetico fino al momento di entrare in acqua. In automatico, sono immediatamente concentrato, non ho bisogno di rompere il fiato, ed il primo tuffo è uguale a tutti gli altri. Aggiungi che facendolo per lavoro si devono contemporaneamente gestire altre cose oltre la pesca, come la posizione dell’operatore, e non è quindi possibile isolarsi. Per l’attrezzatura, controllo in modo maniacale la sagola, le gomme e la punta dell’asta, ed il motore fuoribordo. Per il resto, andando in acqua in continuazione, non ho quasi mai sorprese, e mi limito a sostituire gli attrezzi quando sono usurati.

 

D:  Hai mai pensato di fare un’ attività che possa coltivare la passione che ci accomuna nei giovani, al di là dell’attività video che comunque rimane una attività a carattere commerciale? Ad esempio una sorta di stage per dimostrare dal vivo le tecniche e il modo di intendere la pesca in apnea in totale sicurezza?

R:  L’attività video non è esclusivamente commerciale. Con lo stesso impegno, le stesse capacità e le stesse risorse si potrebbe guadagnare molto di più in altri campi. Ho moltissime richieste riguardo stage o corsi, ma non ritengo che siano fattibili per motivi pratici. Per mostrare l’efficacia delle tecniche si dovrebbero far vedere catture, ma dal vivo con uno o più allievi a fianco è praticamente impossibile. Il video funziona molto meglio, ha potenzialità enormemente superiori, ed è uno strumento che a livello comunicativo non può essere superato. Ho tra l’altro l’impressione che molti pescatori poco esperti attribuiscano un valore eccessivo ai posti. Mi chiedono spesso “ma dove stanno tutti questi pesci”, commentando magari una cattura fatta su un ciglio della strabattuta secca di Ladispoli, e credo che vorrebbero uscire con me anche e soprattutto per essere portati su uno di questi posti. Che però non esistono, nel senso che sono gli stessi dove vanno tutti.

 pescasub apnea:fabrizio d'agnano

Custodia per le riprese video

Voglio farti ora io qualche domanda più personale visto che ti conosco meglio:

D:  Mi hai raccontato che prima pescavi più profondo e poi per alcuni problemi di salute non puoi più farlo, ci puoi dire cosa è successo ?

R:  Ad oggi motivazioni e dinamiche non sono ben chiare. Quello che mi è capitato è la comparsa di vertigini alternobariche. All’inizio, tanti anni fa, le avevo a quote da bombole, sotto i quaranta metri, tanto che pensavo di essere particolarmente predisposto alla narcosi da azoto. Poi ho cominciato ad averle alle quote che raggiungevo normalmente in apnea, tra i 30 ed i 35 metri, e poi sempre in meno acqua. Non è che mi capitino sempre, ma chiaramente la cosa non mi fa stare tranquillo quando scendo fondo, e se non si è tranquilli in primis si rischia, e poi non si pesca. Mi sono quindi reinventato, da profondista che ero, come pescatore di basso fondale, e devo dire che comunque le soddisfazioni non mi mancano. Anzi, ho sicuramente imparato a pescare molto meglio da quando devo vedermela con i pesci smaliziati del sottocosta.

 

D:  Cosa ne pensi della sicurezza nella pesca subacquea e se hai avuto delle brutte esperienze durante questi anni che peschi?

R: Per me è una sorta di fissazione. Negli anni sono mancati tanti pescatori in apnea che conoscevo, quasi tutti molto giovani, bravi ed appassionati. Io stesso sono quasi miracolato, essendo uscito vivo per puro caso da un paio di episodi terribili, legati ad un periodo nel quale credevo, come molti ragazzi, di essere praticamente immortale ed onnipotente. Da molti anni ormai sono prudentissimo, non pesco mai da solo, sfrutto l’esperienza non per fare qualcosa in più ma per rischiare qualcosa in meno, e cerco in ogni modo di fare la mia parte perché il tema sia diffuso e tenuto nella debita considerazione. Pescando in due con controllo diretto in ogni tuffo, meglio se con un solo fucile, le probabilità di incidenti, che nel nostro sport hanno un esito quasi sempre drammatico, sono assolutamente minime. In tutti i miei documentari dal 2005 in poi si può vedere che ho il pallone sempre addosso, e l’operatore sempre dietro. I posti sono quelli dove pescano tutti, e la possibilità di pescare in modo proficuo in due e con il pallone a profondità ragionevoli mi pare ben documentata. Non ci sono scuse.

 

D:  Da buon amministratore di un forum non potevo farti questa domanda, una risposta non condizionata e sincera, cosa ne pensi del forum Pesca Sub & Apnea (libero da sponsor dove ogni utente può dire la sua) e di come è strutturato??

R: Mi piace. E’ sempre frequentato e vivace, ma tranquillo e senza problemi. Mi sembra anche equilibrato nella composizione. In realtà, anche se può sembrare strano, non riesco a seguire moltissimo la parte web della nostra passione, visto che mi trovo spesso fuori o impegnato nelle varie cose, ma quando mi connetto faccio sempre una visita al forum, in particolare alla sezione “pesca subacquea”.

 

Claudio Basili

 

2 Comments »

  • Marco ha detto:

    Salve sono un suo ammiratore.Anche io pratico la pesca sub ma vorrei arrivare ancora più giù.avevo pensato che facendo il corso andava tutto bene ma quando ho domandato il costo e di 500 euro mie preso uno scio c.vorrei sapere come posso fare da solo dei allenamenti a casa e poi appena posso andrò a fare un corso.Arivederci marco

  • admin ha detto:

    Marco la cosa importante nella pescasub non è il raggiungimento della profondità ma migliorare la propria tecnica. Pescare fondo e non saper pescare ottieni lo stesso risultato di quando peschi in acqua bassa. Al contrario se riesci a curare la tecnica i pesci li prendi sempre.
    Ti consiglio, oltre ad un allenamento in piscina e tanto mare, di frequentare un forum così puoi leggere consigli o vedere video di pesca.
    Il nostro forum lo trovi qui nel sito http://pescasubapnea.forumfree.it/
    Ciao


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