Arbalete : guida completa agli elastici

Guida completa agli elastici per ARBALETE di Salvatore Conte

pescasubapnea : elastici al metroSalve a tutti, ho redatto questa guida affinché tutti gli appassionati di pescasub interessati all’argomento possano fruire di un riferimento generale per la scelta, l’acquisto e la realizzazione degli elastici per fucili arbalete.

L’articolo si divide in tre parti: la prima è informativa, la seconda è pratica e la terza è un’appendice dove trovate osservazioni personali che spero saranno spunto di dialogo.

Premesse

  • la guida è rivolta a tutti; non me ne vogliano i più esperti se sarò prolisso e puntiglioso nella spiegazione, ma credo che sia doveroso nei confronti dei neofiti (o di chi si è avvicinato da poco al mondo dei fucili arbalete) spiegare tutto in maniera rigorosa
  • quanto segue è frutto della mia esperienza diretta e di quella di tanti compagni di pesca, nonché di altri pescasub coi quali spesso mi sono trovato a discutere di questo argomento sempre molto interessante per gli utilizzatori dell’arbalete
  • il sottoscritto si scarica di qualunque responsabilità su eventuali danni a persone e/o cose causati da un cattivo o improprio utilizzo di questa guida

 

1ª Parte

Gli elastici: come sono fatti, cosa propone il mercato e come orientarsi nella scelta prima dell’acquisto.

Cominciamo col dire che esistono tre tipi di confezionamento degli elastici:

  • elastici a coppia
  • elastici circolari
  • elastici “al metro”

Elastici a coppia

Per anni hanno rappresentato il punto di riferimento per costruttori ed utilizzatori. Si tratta di due elastici di pari lunghezza, che agli estremi sono “imboccolati” in apposte ghiere filettate, per poter essere avvitati in testata, da un lato, e sulle ogive dall’altro; tali ghiere possono essere in metallo (acciaio, alluminio, lega) oppure in tecnopolimero; le prime sono molto solide ma possono comportare l’incoveniente di inchiodarsi in testata o nelle ogive qualora queste fossero anch’esse metalliche, caso in cui avrebbe luogo un fenomeno di corrosione del metallo meno nobile tra i due (dovuto alle correnti galvaniche).

pescasubapnea : elastici a coppia

Si avvitano facilmente e per bloccarle (sia dal lato testata che da quello delle ogive) non è necessario stringerle chissà quanto: una volta serrate con la forza delle dita, è sufficiente ¼, al più ½, di giro utilizzando una pinza; se si insiste a stringere ancora con le pinze, si rischia di rovinare il filetto della boccola dell’elastico e/o quello della testata: mi è capitato personalmente di veder “esplodere” la boccola di un elastico (dal lato della testata) poco dopo aver caricato il fucile, proprio perché serrata in modo eccessivo.

Un’altra cosa cui bisogna fare estrema attenzione quando si acquistano elastici di marca diversa rispetto a quella del fucile su cui li si andranno a montare è la compatibilità tra le filettature, maschio delle boccole degli elastici e femmina della testata: chiedete informazioni precise a riguardo direttamente al negoziante, il quale potrà aiutarvi nella scelta evitando spiacevoli inconvenienti al pescasub (e qualche seccatura a se stesso, dal momento che si vedrebbe costretto a sostituire le gomme “rotte” con una coppia di gomme nuove).

Un paio di consigli:

  • quando comprate questo tipo di elastici, verificate assieme al negoziante che la lunghezza dei due elastici sia esattamente la stessa; capita infatti che per errori di confezionamento vengano accoppiati due elastici di diversa lunghezza (basta anche solo 1 cm per sbilanciare il carico)
  • la lunghezza commerciale con la quale viene identificata la coppia, è quella misurata tra le due filettature e non tra le due terminazioni; se guardate la boccola, questa è composta da una parte filettata e da una ghiera, che serve da presa per poter serrare gli elastici in testata o alle ogive: il punto in cui finisce la filettatura e comincia la ghiera rappresenta l’inizio/fine della misura reale dell’elastico.

Elastici circolari

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crescente utilizzo del cosiddetto elastico circolare: si tratta di un elastico che presenta alle due terminazioni altrettante boccole filettate, identiche a quelle usate per la realizzazione degli elastici a coppia.

pescasubapnea : elastico boccole      pescasubapnea : elastico boccole nero

Fino a poco tempo fa venivano usati solo per aumentare la potenza del fucile, montandoli in aggiunta agli elastici a coppia; il montaggio è molto rapido: si infila l’elastico attraverso l’opportuno foro in testata e lo si “chiude” avvitandoci l’ogiva.

Negli ultimi anni il mercato dei fucili si è sempre più rivolto a soluzioni che prevedevano la “testata aperta” (che non è argomento di questa guida) il che implica l’utilizzo dell’elastico circolare.

pescasubapnea : elastico metro      pescasubapnea : elastico metro nero

Nella seconda parte della guida, mostrerò come si costruisce (passo passo) un elastico circolare, a partire da considerazioni sul calcolo della lunghezza.

Chiaramente anche per questi elastici esistono diverse qualità di mescola, diametri ecc ecc.

Colori e diametri

Al giorno d’oggi, quando si entra in un negozio ben fornito o si sfoglia il catalogo su internet di uno Web Shop, ci si trova davanti a diversi tipi di elastico, caratterizzati fondamentalmente da due fattori che subito saltano agli occhi: il colore e il diametro (dando per assodato che si abbiano già le idee chiare sulla lunghezza).

Colore: si tratta di una conseguenza dell’immissione, nella mescola di lattice di cui è fatto l’elastico, di particolari additivi chimici che inevitabilmente vanno a modificare qualità e comportamento finale dell’elastico.

Nel caso di elastico “puro” o “non additivato”, il colore tipico è ambra: si parla in questo caso di elastico 100% latex; spesso l’additivo consiste in un semplice pigmento liquido, nero, che avrebbe lo scopo di rendere l’elastico meno sensibile ai Raggi UV che deteriorano le prestazioni, riducendo la caratteristica reattività degli elastomeri.

In altri casi, gli additivi sono prodotti chimici che hanno il fine di modificare la “risposta” dell’elastico secondo specifiche esigenze: è il caso, ad esempio, degli elastici particolarmente reattivi che comportano un rilascio abbastanza secco dell’energia fornendo il classico “tiro bruciante”; questo tipo di elastico è ricercato da chi pesca all’agguato e/o all’aspetto in acqua bassa e/o con acqua torbida, dove ci si trova quasi sempre ad eseguire tiri corti e al volo; al contrario, chi pratica l’aspetto puro, specie se fondo, predilige elastici che rilasciano l’energia in maniera più progressiva per un tiro lungo ed efficace anche alla fine della gittata utile.

Diametro: fino a una decina d’anni fa, in commercio esistevano solo due diametri (16 e 20); poi il mercato ha cominciato a proporre elastici di diametro intermedio (17/17.5/19) e in qualche caso anche inferiore (tipicamente 14 e 15) rapidamente abbandonati. Ultimamente è presente anche quello da 21, proposto dalla Picasso per quanto riguarda gli elastici a coppia (si tratta del modello Super Mega), ma lo si trova anche nella versione “a metraggio”.

Va da se che, a parità di qualità della mescola e di diametro interno (ovvero quello dell’anima vuota dell’elastico), un elastico di diametro superiore garantisce un carico maggiore in virtù dell’aumentata quantità di gomma. Tuttavia, se si riporta graficamente la corrispondenza tra quantità di gomma e carico che la stessa esercita, si ottiene una curva! Questo comporta il fatto che, supponendo di utilizzare la stessa mescola, passando da un elastico da 16 a uno da 20, non necessariamente avrò il 20% di carico in più, come ci si potrebbe aspettare dall’aumento di diametro esterno pari al 20%.

 

2ª Parte

Gli elastici: come costruire un circolare con l’elastico “al Metro”.

[ STEP 1 ] Taglio: scegliere la misura giusta per il nostro elastico

La maggior parte dei produttori di elastici di questo tipo forniscono dati secondo cui, in soldoni, il campo di utilizzo ideale prevede un allungamento che va dal 300% al 350%.

In pratica, se l’elastico lavora con fattori di allungamento compresi in questo range si ha che la risposta dell’elastico è tendenzialmente lineare: F=KxL con F che rappresenta la forza impiegata, L l’allungamento prodotto e K una costante (da cui, appunto, la linearità prima citata).

Va da sè che l’energia spesa per caricare l’elastico non viene tutta restituita in fase di sparo, dal momento che quando gli elastomeri (le particelle di cui l’elastico è composto) vengono sottoposti a tensione, disperdono parte dell’energia fornita sotto forma di calore.

Detto questo, possiamo quindi dedurre la famosa formuletta che determina quanto deve essere lungo il nostro elastico: [ L = D x 2 / FA ] dove:

L è la lunghezza del circolare

D è la distanza tra il foro in testata e la tacca più vicina al codolo

FA è il cosiddetto Fattore di Allungamento che, secondo quanto detto sopra, deve avere un valore compreso tra 3 e 3,5

La scelta di FA influenza direttamente le prestazioni del fucile: un valore scelto in modo inadeguato comporta il non ottimale funzionamento del fucile.

Il consiglio generale è quello di partire con un fattore non troppo elevato: se il tiro dovesse risultare lento, sarà sufficiente accorciare l’elastico di qualche cm!

I fattori da tenere in considerazione per la scelta di FA sono:

  • il diametro dell’elastico
  • la qualità della mescola
  • la lunghezza dell’ogiva

Riguardo il primo fattore, risulta abbastanza chiaro che diametro maggiore significa una maggiore quantità di energia immagazzinata dall’elastico; di conseguenza per un elastico da 16 useremo un FA maggiore che nel caso di elastici da 20, a parità di qualità della mescola.

Riguardo quest’ultima, c’è da segnalare per le gomme “additivate” al fine di renderle più rigide sarà bene usare un FA non molto alto: diversamente avremo un tiro troppo bruciante, per non parlare del grande sforzo necessario per caricare l’arbalete.

Infine l’ogiva: a parità di elastico, una ogiva “corta” comporta una maggiore tensione dello stesso; in linea di massima non è un fattore determinante, ma per un calcolo preciso occorre tenerne conto (vedi voce “Calcolo rigoroso” nell’Appendice).

[ STEP 2 ] Conicizzare le estremità dell’elastico

Al fine di facilitare l’inserimento dell’ogiva all’interno dell’elastico, se ne conicizzano le due estremità; questa operazione può essere eseguita con una moletta da banco, con un platorello (disco con carta vetro da montare sul trapano) o, al limite, con delle forbici ben affilate.

Personalmente uso la prima soluzione perchè la ritengo più comoda; la moletta da banco ha un regime di giri basso quindi particolarmente indicato per questo utilizzo; dal momento che torna utile anche per altri lavoretti di fai da te e visto il prezzo (quelle cinesi, più che sufficenti per questo lavoro, le si compra con 10/15€) credo sia la soluzione ideale.

pescasubapnea : mola da banco

Per facilitare e ottimizzare tale operazione, conviene infilare nell’elastico un chiodo da 40 o 50 mm; si appoggia quindi la terminazione dell’elastico alla superficie del disco in rotazione, con una angolazione di circa 45°, facendo ruotare l’elastico intorno al suo asse con velocità costante: in questo modo si otterrà un consumo omogeneo e la terminazione dell’elastico prenderà la forma della punta di una matita.

L’operazione va chiaramente ripetuta per l’altra terminazione.

pescasubapnea : mola da banco    pescasubapnea : mola da banco

Suggerimento: se usate la moletta da banco, mettetevi alle spalle di questa (come nella foto sopra) così non vi sporcherete dei pezzettini di gomma che il disco spara in avanti.

[ STEP 3 ] Preparazione delle asolette

Per costruire le asolette occorre utilizzare del Dyneema (o altra treccia molto resistente) da almeno 2 mm di spessore: in questo modo si eviteranno incresciosi “sboccolamenti”.

Si predispone uno spezzoncino di circa 16/18 cm (questa misura è stata modificata in quanto prima era scritto 10 cm che sono pochi), eseguendo un semplice nodo, in modo che l’asoletta risulti lunga circa 4 cm; ciò che trattiene in sede l’asoletta è proprio il nodo: il suo volume deve quindi essere sufficente a non farla scivolare fuori dall’elastico, ecco perchè raccomando uno spessore minimo di 2 mm!

pescasubapnea : asola elastico

In foto si vede una perlina salvanodo, che però non è strettamente necessaria (io non la uso).

Per aumentare il volume del nodo e, di conseguenza, migliorare la tenuta della legatura, al posto del nodo semplice si utilizza il cosiddetto Nodo Diamante (illustrato di seguito):

pescasubapnea : nodo diamante

Nel caso del nodo diamante, lo spezzoncino di Dyneema dovrà essere lungo almeno 20 cm (altrimenti risulterà troppo scomodo riuscire a stringerlo per bene).

Ecco qui la differenza tra un nodo semplice e un nodo diamante, realizzati entrambi in Dyneema da 2,5 mm (a sx il diamante, a dx il semplce):

pescasubapnea : asole nodi

Tagliate le eccedenze di filo, se ne bruciano le estremità con un accendino, picchettando il nodo ancora caldo contro una superficie piatta, per “saldare” tra loro le estremità sciolte dal calore della fiamma.

Si prepara un cucchiaino con del di sapone liquido, necessario per lubrificare la testa del nodo e facilitarne l’inserimento nelle estremità dell’elastico:

pescasubapnea : sapone liquido

Si infilano poi le asolette nelle terminazioni dell’elastico, servendosi di una pinza a becchi:

pescasubapnea : inserimento elastico pescasubapnea : inserimento elastico

pescasubapnea : inserimento elastico

[ STEP 4 ] Legatura

Per bloccare in sede le due asolette si utilizza il cosiddetto Constrinctor Knot, un nodo in grado di serrare l’elastico con estrema tenacia.

Come filo si usa del Dyneema (o altra treccia molto resistente) di diametro pari a 1,5 mm; per evitare di lacerare l’elastico, è necessario strofinare il filo su una candela: la cera fungerà da frizione nello strozzamento dell’elastico.

pescasubapnea : contrictor knot

L’immagine seguente mostra le fasi per realizzare il nodo:

pescasubapnea : contrictor knot 1

E’ fondamentale serrare per bene il nodo, tirando le due estremità del filo; se eseguite l’operazione in due, consiglio di usare due pinze per afferrare saldamente le estremità del filo, mettersi “piede contro piede” e tirare verso di se finchè il nodo non raggiunge il “fine corsa”, ovvero una situazione in cui anche se si tira oltre, il nodo non strozza più; se siete da soli, conviene aiutarsi con una morsa oppure con il manico di un martello: si arrotola una estremità attorno al manico e si afferra l’altra con una pinza; mettete il manico sotto i piedi e tirate, come se stesse utilizzando una pompa per gonfiare le ruote della bici: è un ottimo metodo, che consente di applicare la forza necessaria a serrare per bene il nodo.

Questo un video che fa vedere cone si fa il nodo Constrictor

pescasubapnea : nodo elastico  pescasubapnea : nodo elastico

pescasubapnea : nodo elastico

Si tagliano le eccedenze e si bruciano le estremità del filo, per evitare che, sfilacciandosi, possano portare allo scioglimento del nodo.

[ STEP 5 ] Archetto dell’ogiva

Per la realizzazione dell’archetto è necessario usare Dyneema di ottima qualità, il migliore che si riesce a reperire in commercio, di diametro non inferiore a 2 mm (personalmente mi trovo molto bene con quello della Marlow, di colore blu, mostrato in alcune foto qui sotto).
La resistenza dello stesso dipende molto dall’asta; nel caso di asta con tacche è necessario eliminare qualsiasi spigolo vivo, servendosi di treccia inox (il comune fil di freno di bicicletta), sfregando lo stesso all’interno della tacca.
Nel caso di aste con pernetti occorre accertarsi che gli stessi non presentino delle bave che possano tagliare l’archetto: utilizzando lo stesso fil di freno, delle piccole limette o, al limite, un Dremel con opportuno utensile, si eliminano queste asperità e se ne lucida il perimetro.
Con queste accortezze, unitamente all’utilizzo di Dyneema di ottima qualità, le possibilità di rompere l’archetto diventano davvero remote.
Personalmente uso lo stesso archetto anche per alcune decine di pescate prima di doverlo sostituire preventivamente.
Per legare l’archetto alle due asolette, si usa il cosiddetto Nodo Bandiera che unisce una ottima tenuta (impossibile che si sfili, soprattutto se asolette e archetto sono realizzate con lo stesso filo) a una grande semplicità di scioglierlo; quest’ultima opportunità è di rilevante importanza, perchè consente di sostituire un elastico anche durante la battuta di pesca.
Ecco come si esegue il nodo:

pescasubapnea : nodo bandiera

pescasubapnea : nodo bandiera elastico

A questo punto, il circolare è pronto per essere montato sul nostro arbalete!

pescasubapnea : elastico circolare  pescasubapnea : elastico circolare

 

Appendici e approfondimenti

» Coppie di elastici “a misura”

Negli ultimi anni sono comparsi sul mercato i cosiddetti sistemi di vincolo che consentono di utilizzare l’elastico al metro anche sui classici arbalete con testata.
Si tratta di particolari “perni” in metallo, caratterizzati dalla presenza di una ghiera filettata da un lato (per essere avvitati nella testata) e sagomati opportunamente dall’altro lato (per permetterne il vincolo dell’elastico tramite legatura).

pescasubapnea : boccole

Immagine di uno di questi sistemi di vincolo.


Volendo utilizzare questo sistema bisognerá eseguire 4 legature (una per ogni terminazione di ciascun elastico). I consigli sono gli stessi elencati per il caso dell’elastico circolare; da aggiungere solo una considerazione: la parte attiva dell’elastico va misurata tra legatura e legatura perciò l’elastico sarà più corto di un o due cm rispetto alle gomme imboccolate classiche.
Per migliore comprensione, segue un’immagine che simula una testata di arbalete classico su cui sono montati due elastici differenti: uno standard (dotato di ghiere filettate alle estremitá) e uno legato col sistema di vincolo.

pescasubapnea : sistema di vincolo

 
» Ogive a confronto

E’ possibile individuare tre 3 tipi differentidi ogive: rigide, morbide e miste (come da immagini sottostanti):

pescasubapnea : ogiva Smooby pescasubapnea : ogiva dyneema pescasubapnea : ogiva dyneema mista

Le ogive rigide sono costituite da una coppia di braccetti e un archetto, tutti in acciaio inox. L’archetto può essere smontabile o meno: nel primo caso sarà possibile sostituire l’archetto (in caso di rottura) o l’intero elastico in maniera rapida e semplice anche durante la battuta di pesca! I vantaggi derivanti dall’utilizzo di questo tipo di ogiva consistono in un caricamento più agevole e ad un distanziamento delle gomme dall’asta. Tra gli svantaggi, su tutti quello riguardante la sicurezza: in caso di rotture c’è più possibilità di farsi male per lo strisciamento di parti metalliche sulle mani.

Le ogive morbide sono quelle realizzate col solo utilizzo del Dyneema (o altro trecciato sintetico); tra i vantaggi troviamo il peso ridotto, il basso costo complessivo e il fatto che in caso di rottura dell’archetto gli eventuali danni alle mani sono limitati; preservano inoltre la superficie degli arbalete in legno e rendono il tiro quanto più silenzioso possibile (visto che non ci sono parti metalliche in movimento durante la fase di lancio dell’asta). Come svantaggi, una maggiore difficoltà nel caricamento: dal momento che l’archetto è morbido, occorre stirare l’elastico portandone le estremità necessariamente all’altezza della tacca; inoltre tende a far aderire all’asta le terminazioni dell’elastico in tensione, con conseguenti fenomeni di attrito (piú o meno evidenti).

Infine le ogive miste, che possono essere di due tipi:

  • braccetti morbidi e archetto rigido (mostrate nella 3ª foto di sopra);
  • braccetti rigidi e archetto morbido

Si tratta di ogive usate più che altro da chi ha già dimestichezza con gli elastici “fai da te” e vuole adattarli a particolari necessità.

» Ogiva mista “antigraffio”

L’utilizzo di ogive metalliche comporta solitamente graffiature piú o meno evidenti sulla superficie del fusto (in prossimità della testata); nel caso di fucili in legno, per i quali viene curata l’estetica oltre alla manutenzione ordinaria, è desiderabile eliminare o ridurre questo inconveniente.
Ho pensato quindi ad una soluzione ottimale in tal senso: una ogiva mista (sopra esposta) con giunture (metallo/dyneema) rivestite; per il rivestimento ho utilizzato degli spezzoncini di guaina termorestringente, un tubetto in gomma che si ritrae se sottoposto a riscaldamento.

pescasubapnea : guaina tubicini termorestringenti

 

Ce ne sono di diversi colori, diametri e spessori; si reperisce facilmente nei negozi di articoli elettrici e/o elettronici.
Nel mio caso ho scelto quella nera da 6 mm di diametro.

pescasubapnea : archetto ricambio smoby

Come archetto metallico è preferibile usare quello realizzato in tondino inox; lo si puó recuperare smontandolo da una ogiva o comprandolo come accessorio; volendo, possiamo anche autocostruirlo, ma è necessario reperire del tondino INOX di qualità adeguata allo scopo.
Nell’immagine in alto ne mostro uno recuperato da un’ogiva.

Si tratta quindi di inserire i due spezzoncini di guaina e, con l’uso di un accendino, farla ritrarre in modo che risulti aderente alla giuntura isolando la stessa dall’esterno:

pescasubapnea : smooby 

5 commenti

  • Luca Colombo (Black) scrive:

    complimenti, veramente un bellissimo articolo…utile e chiaro…

    un’unica domanda, cosa è il codolo?

    all’inizio si fa riferimento al calcolo della distanza:

    D è la distanza tra il foro in testata e la tacca più vicina al codolo.

    per codolo si intende il punto dove si aggancia l’asta nella sua apposita sede?!?!

  • admin scrive:

    Luca ti ringrazio per i complimenti, l’articolo è stato curato da Salvatore Conte che collabora con il nostro forum “PescaSub & Apnea”.
    Se vuoi fare la domanda direttamente a lui vai nel post di discussione su questo link http://pescasubapnea.forumfree.it/?t=18444462
    Ciao
    Claudio

  • Zacc scrive:

    Complimenti per le indicazioni date, Essendomi costruito un arbalete in legno noto che gli elastici toccano il fusto nella parte della attaccature, posso chiederti alcune delucidazioni su come reagiscono gli elastici su un arbalete in legno in cui non vi sono le fresature per esse.

    Che tipo di ogive si preferiscono, volendo costruirle è preferibile:
    – il dineeema che è resistente ma con l’usura di pochi colpi si trancia:
    – legature in dineema e trecciato di filo inox (quelle delle biciclette..)
    – legature in dineema e rondella inox.

  • admin scrive:

    Ti ringrazio per i complimenti, anche per te la stessa cosa, l’articolo è stato curato da Salvatore Conte che collabora con il nostro forum “PescaSub & Apnea”.
    Se vuoi fare questa domanda direttamente a lui vai nel post di discussione su questo link http://pescasubapnea.forumfree.it/?t=18444462 e fai copia e incolla, ti risponderà presto.
    Ciao
    Claudio

  • luciano.garibbo scrive:

    Davvero un bell’articolo, senz’altro utile e con spunti davvero interessanti. Complimenti.