pesca in apnea : Mustang VGR Megaforce T700

Test Pinne C4 Mustang VGR

pescasubapnea:mustang vgrHo provato queste pinne a dicembre 2008 durante i test in piscina organizzati da Marco Bonfanti a Roma e sono rimasto veramente colpito dal nuovo materiale  utilizzato, Carbonio Megaforce T700, e dai nuovi Water Rails VGR (Variable Geometry Rails) però la prova del mare, che sicuramente è quella più importante, non l’avevo fatta. Sostanzialmente le pinne sono molto simili alle vecchie Mustang, (ho fatto un test tempo fa) la differenza sta nel tipo di carbonio usato e dai Water Rails diversi. Questo nuovo materiale Megaforce T700 rispetto al T300 è il 40% piu’ robusto pur mantenendo la stessa elasticità, questo vuol dire che a parità di durezza il T700 è più sicuro e diminuisce la percentuale di rotture accidentali. Oltre al carbonio di modulo differente (da non sottovalutare ovviamente, per i vantaggi su gia menzionati) la vera novità che contraddistingue immediatamente la T700 dalla T300 sono i canalizzatori.

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Nelle precedenti versioni, il profilo era ad altezza costante, poi si è passato al profilo parabolico, ma il vero passo in avanti la C4 lo ha fatto con questo tipo di canalizzatori curvati verso l’interno.

Oltre a non far derapare la pala (cosa gia perfettamente riuscita con i water rail sia altezza costante sia parabolici) con questi ultimi si ha la sensazione che la pala prenda subito l’acqua.

Per quanto riguarda la scarpetta non è cambiato nulla rispetto all’ultima modifica, è sempre morbida e regolabile tramite un laccio in gomma e si può anche modellare a caldo se troviamo dei punti di sfregamento che creano fastidi al piede che possono creare calli o dolori in generale.

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Particolare dei nuovi water rails

Visto che ho già fatto un test/presentazione al modello precedente, passo subito alla prova in mare:

Devo dire che ho messo a dura prova queste pinne a giugno in Sardegna, testandole sia in profondità che con la corrente.

Ho notato fin da subito un aumento della spinta e quindi di velocità in superficie ed ho apprezzato tantissimo la cosa, contrastavo la forte corrente (un fiume) senza grossi sforzi.  Credo che dipenda dal nuovi Water rails  e dalla diversa trama del carbonio. Da’ quasi l’impressione di avvitarsi nell’elemento liquido, minimizzando al massimo i tempi morti.

Si ha quindi la sensazione di non andare mai a vuoto, sia durante il primissimo stacco sia durante l’aumentare della forza e intensità della falcata nel guadagnare la superficie.

Più si spinge più si avanza, non denotano mai il proprio limite e cosa importantissima non danno mai segni di derapamento; la pinna non si muove mai lateralmente è come stare su un binario invisibile. Personalmente, quando risalgo, non mi appoggio mai con le pinne sul fondo, mi sposto qualche metro in obliquo e poi prendo la posizione verticale e risalgo con tutta tranquillità.

Ovviamente il massimo rapporto sforzo/rendimento si ha con una falcata media sia in forza sia in ampiezza.

Unitamente alla scarpetta con la quale si spinge sia in andata sia in ritorno con tutto il piede (e non solo con il tallone in ritorno e la parte superiore del collo in andata), i canalizzatori offrono senza ombra di dubbio una marcia in più.

Ovviamente anche lo studio del suo materiale è stato valutato fin nei minimi dettagli dalla C4, che ha utilizzato una gomma che non inficia minimamente sull’elasticità della pala, facendole descrivere sempre la stessa parabola che da sempre contraddistingue le pinne C4.

Le ho provate fino ad un massimo di 22 mt. pescando in corrente e per molte ore, poi il tragitto del rientro, nonostante 6 ore di pesca, non è stato faticoso tanto da dire a fine pescata, “benedette pinne”.

Ho pescato per ben 3 giorni di seguito rimanendo sempre più soddisfatto dell’acquisto, poi però al rientro ho sentito un fastidio e successivamente dolore sopra al piede destro. Mi si stava  formando un callo ed il dolore mi creava problemi per pescare. Mi sono ricordato che le scarpette si possono sagomare a caldo, così ho visto il punto dove avevo problemi ed ho iniziato il lavoro di modifica.

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Zone dove avevo il problema

Ho preso un cucchiaio ed ho posizionato la parte concava ovale nel punto dove ho evidenziato il rosso. Poi ho preso un phon per capelli ed ho riscaldato la parte cercando di modellarla spingendo nella zona da allargare.

Poi ho raffreddato il tutto in acqua corrente ed il gioco è fatto!

Purtroppo però non ho potuto utilizzarle per qualche giorno poiché il dolore era fastidioso.

Finito il fastidio ho riprovato a pescare con le pinne e fortunatamente il problema si è risolto completamente.

Poi ad agosto le ho nuovamente riprovate per 3 settimane ed ho pescato spesso e finalmente ho raggiunto un feeling incredibile, pescare con queste pinne in fondali impegnativi è come avere delle pantofole ai piedi.

Alla prossima prova!

Claudio Basili

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1 commento »

  • Beppe Vavassori ha detto:

    Ho avuto lo stesso problema con le stesse pinne, più o meno nello stessa zona del piede (ho il collo del piede un po’ alto!). Non sapevo della possibilità di modellare la scarpa (tant’è che poi mi sono rassegnato a non utilizzare queste “care” pinne). Potresti spiegarmi meglio la tecnica che hai usato e la temperatura da raggiungere?
    Grazie per l’attenzione

    Beppe V.


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